mercoledì 28 dicembre 2011

Di palo in frasca?


Da anni il mio, invero già modesto, interesse per il calcio si è affievolito sino a svanire quasi del tutto, restando vitale quel poco che serve a farmi seguire qualche partita dei grandi eventi che coinvolgono la nazionale. Il susseguirsi di scandali, il deterioramento della qualità del gioco, gli atteggiamenti di troppi calciatori esaltati da guadagni e notorietà del tutto ingiustificati, questi e altri elementi sono all’origine di quello che, lo ammetto, ormai è vero disgusto per uno sport la cui bellezza mi sembra ormai invisibile sotto l’ammasso di lordura che tanti hanno contribuito a spargervi sopra. Sarebbe ora che qualcuno mettesse veramente mano a un progetto di rifondazione di questo sport, anche se i cambiamenti degli equilibri economici e politici mondiali hanno comportato un’alterazione delle gerarchie sportive che, temo, renderà difficile riportare il calcio italiano allo splendore del passato, quello remoto, non quello prossimo.
Per aggiornarvi sull’ultima puntata del romanzo di appendice che si chiama Calcioscommesse vi propongo tre link: http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/calcio/lstp/436012/, http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/calcio/lstp/436014/ e
Buona stampa.
Passando a tutt’altro argomento, ci sono articoli che mi fanno venire i brividi. Un esempio è questo pezzo di Carlo Bonini su Repubblica (http://www.repubblica.it/politica/2011/12/28/news/fuga_capitali_estero-27290893/?ref=HRER1-1). Intendiamoci, nel 2011 è del tutto comprensibile e legittimo che chi possiede una somma di denaro da investire, grande o piccola poco importa, sia libero di farlo in qualsiasi paese, così da ottenere le condizioni che giudica migliori per i propri obiettivi. Detto altrimenti, la libera circolazione dei capitali è un principio irrinunciabile quale quello della libera circolazione delle persone e delle merci. Quello che mi fa raggelare è che ancora oggi, nonostante le ripetute promesse di politici e burocrati, l’evasione fiscale in Italia possa raggiungere le dimensioni di cui ci parla Bonini. Tremonti, Siniscalco, Visco, Tremonti… negli ultimi dieci anni al ministero del Tesoro si sono susseguiti loro e non sono riusciti a imprimere una vera svolta. Finisce che mi tocca dare ragione a Piero Ostellino (e non è cosa che si fa a cuor leggero) che, mi pare sabato scorso sul Corriere, indicava nel rapporto tra politici e burocrati una delle cause del pessimo funzionamento della nostra macchina amministrativa. Se i politici, come osserva correttamente Ostellino, non sanno o non vogliono controllare l’azione della burocrazia cui sono preposti, ovviamente, la burocrazia fa quello che, notoriamente, sa fare meglio, ossia creare meccanismi e procedure astrusi per giustificare la propria presenza. Sul tema gli studi, in carta e in rete, si sprecano.
Buona stampa.
Finiamo con un articolo di dimensioni piuttosto inconsuete per un quotidiano. E’ la ricostruzione degli ultimi anni di vita di Mediobanca fatta ieri da Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera (http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/27/Mediobanca_decennio_francese_quel_Maranghi_co_9_111227044.shtml). Mucchetti è oggi, a mio avviso, uno dei migliori giornalisti in materie economiche e finanziarie. Ha anche abbastanza coraggio per aprire gli armadi di casa (RCS Mediagroup) per trovare gli scheletri. Anche nell’articolo di ieri, senza timori reverenziali, critica alcune delle figure chiave nell’azionariato della società che controlla il quotidiano su cui scrive. Un articolo interessante, il cui limite, secondo me, sta nelle dimensioni che, sebbene molto cospicue per un quotidiano, mi sembrano insufficienti per illustrare compiutamente una materia estremamente complessa, cosicché restano passaggi oscuri, difficilmente comprensibili anche a chi, nel tempo, ha seguito questi eventi via via che si verificavano.
Poi, non posso nasconderlo, la mia natura sospettosa mi spinge a chiedermi come mai, proprio in questo momento, il Corriere ha deciso di pubblicare un articolo come questo. Niente accade per caso attorno al principale quotidiano italiano. Mi piacerebbe chiederlo a Ferruccio De Bortoli. Chissà che non decida di farlo…
Buona stampa.

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